Centri per l'impiego I NUOVI CENTRI PER L'IMPIEGOdi Gabriele Gamberi, Responsabile ASPHI del progetto "Lotto B"
Formare chi è responsabile del collocamento delle persone disabili: ecco un'attività che può avere una ricaduta estremamente positiva nell'ambito dell'inserimento lavorativo. Se ne occupa un progetto finanziato dal Ministero del Lavoro.
In termini tecnici viene definito,
anziché "progetto" - parola che fa pensare ad un evento "una
tantum" circoscritto nel tempo -, "azione di sistema". Con ciò
si intende un'attività coordinata che va a migliorare un sistema, favorendo il
progredire della sua qualità. Questa "azione di sistema", detta
sinteticamente "Lotto B", consiste in una serie di Workshop per la
formazione del personale dei Centri Provinciali per l'Impiego (CPI), al ruolo
professionale di "Operatore della mediazione - Job Coach".
In effetti, in seguito alla nuova legge sul lavoro, i CPI sono formalmente
incaricati non più di una banale segnalazione in base ad una lista di
precedenza, ma piuttosto di un vero e proprio collocamento mirato. Ciò
presuppone che l’operatore del CPI sia in possesso di metodologie e competenze
che normalmente non possiede e sulle quali ASPHI ha invece un know-how
specifico. Per questo l'associazione, che da oltre 20 anni si occupa di
collocamento lavorativo di persone disabili e che ultimamente, con le cosiddette
"Linee Guida", ha elaborato una precisa metodologia in questo
campo, è consulente del progetto, i cui titolari sono le aziende IBM, Selfin e
Sistemi Informativi.
Dove e quando
Il progetto, finanziato dal Ministero del
Lavoro, ha previsto una fase preparatoria nel 2002 e ha avuto inizio effettivo
nel gennaio 2003.
Consiste nel fornire agli operatori dei CPI un modulo formativo base della
durata di 4 giornate, erogato a gruppi ristretti (massimo 8 persone per volta) e
seguito da un monitoraggio relativo all'effettivo uso delle metodologie apprese,
con un ritorno in aula per altre due giornale. Questa azione verrà ripetuta,
nell'arco dell'intero progetto (della durata di circa un anno) in 22 contesti
diversi, andando ad interessare complessivamente una quarantina di Centri per
l'Impiego. La zona geografica di intervento è stata identificata con l'Italia
Centrale e, soprattutto, meridionale e insulare. Questa scelta nasce dal fatto
che l'applicazione della legge trova difficoltà oggettive soprattutto nel Sud
Italia, anche in ragione della particolare struttura imprenditoriale, come
vedremo anche dalla sintesi delle esperienze riportate. Al momento in cui questo
articolo è stato scritto erano stati completati, oltre ai workshop pilota di
Napoli e Frosinone, anche le iniziative di Trapani, Campobasso e Catania.
Nelle quattro giornate di formazione vengono affrontate tematiche diverse: la
terminologia riferita alla disabilità, gli ausili e le tecnologie per
l'allestimento e la predisposizione di un posto di lavoro, le buone pratiche
relative alle modalità di integrazione dei disabili nel mercato del lavoro,
tecniche di raccolta di informazioni sulle persone, tecniche di analisi
organizzativa per identificare utili informazioni sulle aziende, metodologie per
l'archiviazione e la gestione dei profili curriculari, metodologie per
l'"incrocio" dei profili professionali con i fabbisogni espressi dalle
aziende, metodologie per definire percorsi formativi per l'inserimento
professionale, e così via.
L'intervento formativo prevede l'insegnamento e l'utilizzo del software
didattico "Jo.Co", realizzato da ASPHI per costituire un punto
d'incontro tra la domanda e l'offerta in ambito lavorativo.
All'interno dei workshop esso rappresenta un completamento essenziale delle
attività formative e viene utilizzato come "palestra" della
successiva fase di attuazione.
Le prime esperienze
Le prime esperienze effettuate sulle 22
previste hanno fatto emergere diversi dati interessanti, riguardo sia i
requisiti delle persone presenti in aula e l'andamento del corso, sia le
caratteristiche del territorio e delle persone disabili presenti.
I partecipanti sono spesso risultati eterogenei per professionalità specifica,
ruolo ricoperto (operatori con funzioni di coordinamento, operatori che si
occupano dei rapporti con le aziende, operatori in contatto con i disabili) e
anzianità di servizio. Il loro livello di soddisfazione è stato generalmente
elevato, con una minoranza di pareri meno positivi o "neutri" legati
ad un atteggiamento "disilluso" di coloro che, per anzianità, non
sono propensi al cambiamento. È stato comunque recepito il punto centrale della
formazione, cioè la necessità del passaggio dal ruolo di "collocatore di
disabili" a quello di "job-coach", che non è solo la figura
mediatrice tra la persona disabile e il mondo del lavoro, ma ha anche un
importante ruolo di consulenza all'azienda in merito all'inserimento di
disabili. Tutto ciò, qualificando e migliorando la propria professionalità
anche con l'utilizzo degli opportuni strumenti informatici.
Il territorio presenta naturalmente caratteristiche diverse a seconda della
provincia considerata. Ad esempio nella zona di Campobasso la maggior parte
delle aziende appartengono al settore edile o a quello della lavorazione
pelli/tessuti, nei quali più difficilmente si trovano sbocchi professionali per
i disabili. Inoltre proprio le aziende medio piccole (quelle che risultano più
scoperte circa il numero di disabili da assumere) hanno le maggiori resistenze a
livello sia culturale, che di investimento in tecnologia.
Completamente diversa è la situazione di Catania che - grazie alla presenza di
ST Microelectronic e di tutte le aziende che costituiscono il suo indotto -
presenta un buon tessuto di strutture ad elevato contenuto tecnologico, che ne
ha fatto uno dei poli più avanzati d'Italia. Ciò comporta però che le aziende
spesso, per ottemperare all'obbligo normativo della 68/99, richiedano persone
disabili dalle competenze professionali troppo elevate e non presenti nelle
liste di collocamento. In linea generale, i maggiori punti di criticità
rilevati sono stati l'assenza di una rete di relazioni con aziende, Enti ed
associazioni del territorio e la quasi totale assenza di strumenti informatici
(veri e propri software dedicati o semplici fogli Excel), a supporto delle
attività dei servizi per l'impiego.
Le persone disabili, nelle zone interessate, spesso possiedono una bassa
scolarità (molti sono invalidi del lavoro, provenienti dal settore edile o
affini) e la professionalità da loro acquisita in precedenza può essere in
conflitto con le opportunità di inserimento lavorativo di un disabile.
Unitamente a ciò, spesso si è riscontrata una scarsa volontà di intraprendere
un percorso di riqualificazione o comunque di cambiamento, collegata con basse
aspirazioni professionali.
Un discorso a parte meritano i disabili mentali e comportamentali, nei cui
confronti si è spesso notata una quasi totale assenza di supporto da parte
delle ASL predisposte, con la conseguenza che il personale dei Centri per
l'Impiego diventa, in questo caso, l'unico riferimento, sul quale sono
proiettate aspettative e ruoli che sarebbero più di competenza di un operatore
sociale o di un tecnico della riabilitazione. In tutta questa situazione, è
ancora più importante che sorga e si consolidi una figura, professionalmente
evoluta, di Job-coach.
Foto 1:
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Un bilancio provvisorio Quali i risultati? Ecco
alcune delle opinioni di chi partecipa al progetto. |