TECNOLOGIE

 

 

ENTERPRISE 2.0 PER LE PERSONE

di:  Alessandro Piva - Ricercatore della School of Management del Politecnico di Milano

Si parla molto di Web 2.0 come di un'evoluzione radicale di Internet e del World Wide Web. Quali trasformazioni comporta ciò in ambito aziendale? Quali ripercussioni per i disabili? Ecco alcuni spunti.

Uno Stand di HANDImatica 2008Da quando nel 2004 Tim O'Reilly ha introdotto il concetto di Web 2.0 come evoluzione radicale di Internet e del World Wide Web, si è assistito ad un susseguirsi di articoli, convegni, seminari, tutti tesi a spiegare come si sia di fronte a qualcosa di nuovo e radicalmente diverso dal "vecchio" e sorpassato Web 1.0, una rivoluzione destinata a sconvolgere il rapporto tra gli utenti e la rete. Ma se il Web 2.0 rappresenta un'evoluzione del Web e dei suoi modelli di business, ancor più l'Enterprise 2.0 può essere considerato come un fenomeno di "rottura" dei modelli organizzativi tradizionali con l'apertura dei confini in termini di contributo di attori "esterni" (clienti, fornitori, partner), il ripensamento dei tradizionali schemi di collaborazione e relazione funzionali e gerarchici, la messa in discussione di stereotipi rigidi relativi allo spazio e all'orario di lavoro.

I bisogni emergenti: 6 categorie

Qualsiasi tentativo di interpretare e spiegare il perché di questa "rottura", deve partire dall'analisi della persona e dei suoi bisogni "emergenti" che possono trovare una risposta nelle nuove tecnologie Enterprise 2.0. Una ricerca dell'Osservatorio Enterprise 2.0 della School of Management del Politecnico di Milano, individua i bisogni emergenti a cui i modelli Enterprise 2.0 cercano di dare una risposta, che possono essere raggruppati in sei dimensioni fondamentali. 

Per ciascuna dimensione è possibile individuare una serie di strumenti e funzionalità fornite attraverso il Sistema Informativo aziendale e il relativo livello di diffusione nelle aziende del campione:

  1. appartenenza aperta (13% delle organizzazioni del campione): apertura dei confini dell'organizzazione per consentire un più efficace coinvolgimento di attori esterni come fornitori, consulenti, partner e clienti;

  2. social network (21%): supporto alla creazione di relazioni attraverso strumenti che permettono di rintracciare le persone con informazioni basilari o associando profili evoluti;

  3. conoscenza in rete (30%): gestione della conoscenza esplicita e tacita;

  4. collaborazione emergente (30%): creazione di possibilità di collaborazione tra gli individui anche al di fuori dagli schemi organizzativi formali attraverso strumenti di natura sincrona e asincrona;

  5. riconfigurabilità adattativa (20%): supporto alla flessibilità e riconfigurabilità dei processi coerente con i cambiamenti della strategia organizzativa;

  6. global mobility (25%): accesso adattativo a strumenti ed informazioni del Sistema Informativo aziendale anche in condizioni di mobilità.

Questi bisogni si traducono, nello scenario di crisi attuale, in iniziative concrete e pragmatiche che potranno portare da subito vantaggi tangibili e, al tempo stesso, costruire le premesse per un processo di rinnovamento organizzativo che permetterà alle imprese più efficaci di differenziarsi ed essere protagoniste nel prossimo ciclo di crescita. 

Di qui l'attenzione posta nell'ultimo anno ad analizzare le iniziative più rilevanti oggi in atto e a valutarne gli impatti sull'organizzazione, affiancando alla visione dei responsabili dei progetti e dei CIO quella di altri attori emersi come fondamentali: i Responsabili delle Direzioni Risorse Umane e Marketing e Commerciale e gli utenti stessi. 

Gli ambiti della nuova impresa

In totale la ricerca ha coinvolto oltre 300 Executive di medie e grandi organizzazioni. I risultati mettono in luce come, pur a fronte della congiuntura economica negativa, il fenomeno dell'Enterprise 2.0 non sia stato affatto accantonato, ma si sia anzi rinforzato acquisendo concretezza attraverso alcune specifiche iniziative. Emergono quattro ambiti applicativi Enterprise 2.0 per i quali il trend di interesse ed investimenti è crescente. 

Pur nella loro eterogeneità, questi ambiti sono accumunati dal fatto di rispondere oggi a esigenze concrete e congiunturali ma, al tempo stesso, di essere fattori abilitanti di quel cambiamento profondo di logiche e modelli organizzativi che è alla base di ciò che abbiamo definito Enterprise 2.0. 

 

Il Web 2.0 è tecnologia per comunicare e lavorare insieme.
HANDImatica, mostra-convegno di ASPHI, è un'occasione di comunicazione.

Veduta panoramica dell'Area Espositiva di HANDImatica 2008

 

Gli strumenti utilizzati

Questa nuova concezione di Sistema Informativo pone al centro l'individuo, mentre passano gradualmente "sullo sfondo" i sistemi transazionali tradizionali. che, per essere resi pienamente fruibili all'individuo, necessitano di una serie di strati logici di congiunzione.

Il Sistema Informativo diventa così sempre più capace di rispondere alle esigenze di collaborazione, comunicazione e relazione che, nell'economia della conoscenza, diventano importanti al pari o anche più dei bisogni operativi e transazionali. rimuovendo le barriere di interazione tra gli individui delle organizzazioni e rendendo più usabili ed accessibili le risorse aziendali. Questa evoluzione è oggi molto evidente e, seppur con strategie e posizionamenti diversi, i player del mercato dell'offerta stanno convergendo, abilitando e promuovendo questo nuovo modo di approcciare il Sistema Informativo. 

Questo cambiamento che il fenomeno Enterprise 2.0 porta nelle aziende, comportando un ripensamento del Sistema Informativo aziendale e delle dinamiche organizzative tradizionali nasce dall'emergere di un insieme di nuovi bisogni incentrati sull'individuo e da un conseguente significativo cambiamento del ruolo che le persone svolgono in azienda. Al fine di verificare quanto fossero concrete queste affermazioni, è stata condotta una ricerca su un panel di oltre 160 manager e professionisti tra i 25 e i 60 anni, con l'obiettivo di analizzarne i bisogni emergenti, valutare l'impatto sulle modalità di lavoro e relazione dei nuovi strumenti Enterprise 2.0 e comprendere il rapporto che oggi c'è tra strumenti "aziendali" e strumenti utilizzati nella vita privata.

La Ricerca mette in luce come gli utenti professionali vivano come esigenze prioritarie il supporto alla mobilità e l'accesso veloce alle informazioni ed ai contatti interni ed esterni. Per rispondere a tali esigenze, gli strumenti più utilizzati in ambito professionale sono quelli di Unified Communication & Collaboration e, subito dopo, di Social Network & Community. Questi ultimi, però, vengono oggi prevalentemente utilizzati in ottica di semplice "gestione delle relazioni", senza sfruttare appieno meccanismi di interazione complessi, come il microblogging e il social voting, il cui potenziale organizzativo sembra non essere ancora compreso. Inoltre, gli strumenti di Social Network & Community, sebbene molto utilizzati, vengono raramente adottati dalle aziende, lasciando agli utenti la possibilità di ricorrere a soluzioni esterne. Il confronto tra livello di utilizzo degli strumenti Enterprise 2.0 in ambito privato e in ambito professionale, infine, evidenzia una forte correlazione positiva, a conferma del fatto che l'utente professionale è portato ad utilizzare per il proprio lavoro gli stessi strumenti di cui sperimenta i benefici e l'utilità nella vita privata. Da ciò si evince come l'esperienza degli strumenti web 2.0 stia influenzando profondamente le abitudini e le modalità di interazione dei professionisti anche sul luogo di lavoro. Gran parte delle imprese, tuttavia, sembrano ancora lontane dal comprenderne appieno gli impatti e rivedere alla luce di questo trend i propri sistemi di comunicazione e collaborazione interni.

Quello che si prospetta, sebbene ancora vi siano approcci a macchia di leopardo nelle organizzazioni italiane, è un aumento dell'orientamento alla collaborazione ed il superamento delle barriere spaziali tra le persone nell'ottica di un Sistema Informativo incentrato sulle persone e pensato per offrire agli individui gli strumenti fruibili in maniera semplice e sempre più accessibili in modalità diverse.

(per maggiori informazioni sulla Ricerca si rimanda al sito www.osservatori.net)

 

WEB 2.0: DAL'AUTONOMIA ALLA PATECIPAZIONE

di: Francesco Levantini - IBM Italia

Mi è capitato una mattina entrando in ufficio un giorno in cui mi sono accorto di qualcosa di strano. I miei colleghi invece di parlare al telefono lo "guardavano"! SMS ho pensato, la moda del momento ma quella sensazione di Déjà vu ...

Ci ero già passato molti anni addietro quando entrando in ufficio avevo visto i colleghi smettere di digitare sulla tastiera e guardare una freccina sullo schermo guidata dal mouse. Allora erano le icone dei nascenti sistemi operativi grafici e oggi? È il Web 2.0, sono le "physical icons" (icone fisiche) dei sistemi informatici domotico/ambientali. Negli anni '90, quando la lettura di un documento a video risultava fastidiosa, l'utente ne catturava l'icona col mouse, la trascinava sull'icona della stampante ed il gioco era fatto.

Oggi, con iphone, Android o Microsoft Surface, quando risulta scomodo leggere l'e-mail dal telefonino, lo si appoggia sulla stampante e il gioco è altrettanto fatto! Ma il mouse non c'è più, è la mia mano a farne le veci. Il desktop non è più quello sul video fatto di pixel e di bit, ma sono gli atomi della mia scrivania reale. Se voglio condividere una fotografia con un collega, vi ci appoggio il palmare e la fotografia esce immediatamente dal telefono per aprirsi sul piano del tavolo. Si lascia allargare o spostare con le mani, sono le dita dell'utente e non i bottoni del mouse o della tastiera ad agire. 

Ma se le icone grafiche negli anni '90 erano una barriera per il non vedente, cosa dire delle icone fisiche di oggi? Nei sistemi domotici l'icona fisica più importante è anche la più accessibile al cieco, sono io, il mio corpo, il mio gesto. Non è più lo screen reader che mi guida sullo schermo, ma è un sistema wireless che segue la mia persona, si accorge che mi sto avvicinando all'ascensore e, quando entro, prenota il piano dove c'è l'icona fisica della mia scrivania o di quella del collega di cui ho aperto la voce di rubrica sul cellulare. 

Il palmare come una vera e propria "Mappa del Malandrino" di Harry Potter, dove invece di essere rappresentati i luoghi e gli oggetti di Hogwarts, gli spostamenti di Albus Silente, di Hermione Granger o della professoressa McGranitt, ci sono i miei colleghi, la sala riunione, la coda alla macchinetta del caffé o al ristorante aziendale.

Una nuova magia fatta di device mobile di localizzazione/traccia/guida, di optical light/character recognize, con cui il cieco può trovare e interagire con il vasetto dello yogurt, leggerne il gusto o la data di scadenza, scoprire il colore di una giacca o fotografare e leggere l'immagine del documento che il collega ha aperto sulla scrivania. Siamo certo all'inizio e gli ausili del mondo delle icone fisiche non hanno ancora raggiunto l'efficienza che gli screen reader forniscono al cieco quando si muove sul desktop tra le icone grafiche. Stanno però crescendo in fretta e lo fanno con una marcia in più: le comunità di auto-aiuto digitali e l'open source. Ma gli ausili non bastano: dalla società dell'informazione (il mondo sulla scrivania tramite Internet) le icone fisiche e il Web 2.0 ci stanno avviando verso la società della conoscenza, in cui ciò che conta è la condivisione delle proprie esperienze. Dal villaggio globale, in cui dal mio ufficio potevo leggere i giornali di New York o Sydney, col Web 2.0 stiamo tornando all'Agorà personale, alla molto più produttiva e divertente idea di mettere la scrivania in tasca e portarla con noi nel microcosmo personale di amici e colleghi con cui viviamo e lavoriamo.

Condividere esperienza e conoscenza è però molto diverso dall'acquisire informazioni: se non imparo a preparare il Tiramisù cosa me ne faccio dell'informazione della data di scadenza sulla confezione di mascarpone? Solo quando il dolce sarà pronto potrò chiamare gli amici, magari via SMS o MMS, per invitarli a cena. Questo comporta una necessaria trasformazione del cieco: da esperto di tecnologie assistive deve ritornare a essere più attento alla sua vita reale e a quella dei suoi amici o colleghi.

Il mito dell'autonomia, importantissimo nel momento formativo di un disabile, nella vita quotidiana o professionale rischia di diventare autarchia, "un mantello dell'invisibilità" che relega il cieco alla scrivania col desktop del computer e lo screen reader. Se aiutiamo il cieco a liberarsi di questo mantello, lo strappiamo per qualche ora al giorno dal villaggio globale per riportarlo nella propria quotidianità. Che oggi è più digitale e tecnologica di ieri, è vero, ha qualche bit in più e qualche atomo in meno, ma che comunque è certo meno virtuale e più concreta, divertente ed emozionante, rispetto a Internet.

Mobile Wireless Accessibility, il progetto in cui dal 2004 sto lavorando con IBM, ASPHI, Nokia e Cisco, è tutto ciò. Tecnologia, il meglio che il mercato offre per l'interazione del disabile con le icone fisiche di un ufficio o di un gruppo di lavoro aziendale, ma soprattutto formazione, formazione e ancora formazione sul core business del proprio mondo professionale. 

 

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