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ACCESSIBILITA' |
IL VALORE DELLE VERIFICHE:
L’ESPERIENZA VALUE TEAMdi: Ennio Paiella - ASPHI Milano
L’azienda Value Team è uno dei sostenitori della Fondazione ASPHI, con la quale condivide l’attenzione alle esigenze delle persone disabili sotto vari aspetti, tra cui il tema dell’accessibilità. Proprio di questo argomento abbiamo voluto parlare con alcune persone che, all’interno dell’azienda, quotidianamente se ne occupano.
Value Team e il tema dell’accessibilità: da quanto tempo, per quali ragioni e con quali motivazioni l’azienda si è accostata a questo ambito? Lo abbiamo domandato a Moreno Brusauro, senior consultant di Value Team e riferimento per le tecnologie front-end.
“Come azienda fornitrice di siti e applicazioni destinati al pubblico - risponde Brusauro - riteniamo che l’accessibilità sia uno dei settori fondamentali su cui concentrare le nostre forze: accessibilità significa, innanzitutto, garantire la possibilità di usufruire totalmente dei servizi da noi realizzati ad un maggior numero possibile di utenti. Accessibilità ed usabilità devono andare di pari passo, per fare in modo che i nostri applicativi possano essere un servizio ottimale per ogni esigenza e per creare davvero delle soluzioni senza barriere”.
In concreto, tener conto dell’accessibilità significa in primo luogo attenersi agli standard e alle leggi vigenti: la legge italiana 4/2004 (legge Stanca) e le linee guida per l’accessibilità, del W3C (World Wide Web Consortium) che è l’organismo di guida del web.
“Quando rilasciamo un prodotto - aggiunge Brusauro - facciamo inoltre attenzione ad altre regole, non scritte ma che si fondano su test di utilizzo da parte di utenti, disabili e non, messi di fronte ad eventuali difficoltà di gestione dell’applicativo, che correggiamo prontamente”.
La verifica dell’utente disabile
Questo tema si ricollega al ruolo che le persone disabili hanno all’interno dell’azienda, proprio nell’ambito delle verifiche per l’accessibilità. Infatti l’attenzione di Value Team all’accessibilità esiste da molto tempo, ancor prima che venisse emanata la Legge Stanca. Risale infatti al 2002 l’assunzione di una sviluppatrice non vedente, Elena Brescacin, che si occupa proprio di accessibilità dal punto di vista delle persone disabili. “Lavoro a stretto contatto con chi fa i progetti, con chi si occupa della applicazioni e dei siti - afferma - e lo faccio anzitutto verificando il loro aspetto tecnico, cioè l’aderenza alle norme vigenti. Ma naturalmente non mi fermo qui. Ciò che è importante verificare, sono gli aspetti che riguardano il “lato utente”: l’usabilità, la facilità di navigazione e di orientamento. Questa attività di verifica va quindi ben al di là dell’utilizzo dei validatori automatici, andando ad evidenziare degli aspetti in più, che questi ultimi non avevano messo in risalto. Ad esempio, poniamo delle immagini decorative o dei separatori grafici: avendo scopo puramente estetico, non è necessario che le tecnologie assistive debbano rilevarle, perciò basterebbe non inserire un testo alternativo: così facendo però, gli strumenti automatici segnalavano la cosa come errore. Ora, con le nuove linee guida del W3C, cioè le WCAG 2.0 (Web Content Accessibility Guidelines), è prevista una gestione più flessibile, per cui i testi alternativi di questi elementi possono essere ignorati dalle tecnologie assistive (a proposito delle WCAG 2.0, vedi articolo pubblicato su ASPHInforma n. 37, giugno 2009, scaricabile anche da http://www.asphi.it/ASPHInforma/N.37/p12_Wcag20.html, ndr). Altro esempio importante, le immagini di navigazione: avanti, indietro, continua/annulla… in questo caso molti siti usano scrivere “freccia”, nel testo alternativo il quale verrà segnalato come contenuto corretto dal validatore automatico mentre con la verifica manuale risulterà errato, in quanto “freccia” è privo di significato, perché non guida realmente l’utente sulla vera funzione di quella freccia”.
Aggiunge Brusauro: “Ci siamo sempre mossi affinché questa persona fosse a proprio agio nel lavoro, sia dal punto di vista degli applicativi, sia negli spostamenti. Ma soprattutto veniamo incontro alle esigenze sue e di eventuali altri dipendenti disabili, qualora ci siano problemi o disguidi nello svolgere pratiche di tipo amministrativo, come ad esempio la compilazione di moduli, adattando opportunamente la nostra rete interna”. Conferma Elena Brescacin: “Ritengo di aver avuto supporto, da parte dei colleghi, soprattutto a livello umano, nell’ovviare a determinate difficoltà che si presentavano, ad esempio a causa di alcuni applicativi di Intranet che, essendo stati acquistati dall’azienda “a scatola chiusa” tempo fa, non tenevano conto di tutti gli aspetti dell’accessibilità. In questi casi il supporto da parte dei colleghi è fondamentale, per una persona disabile: l’integrazione non è solo un fatto di tecnologie, ma anche del giusto ambiente umano. L’idea che il problema non sia solo tuo ma dell’intera equipe e che, in un “lavoro di squadra”, tutti se ne facciano carico, porta a fiducia e collaborazione”.
Ritornando alle verifiche in campo di accessibilità, Value Team se ne è dunque fatta carico, assumendo una persona in grado di svolgere tali verifiche. Questa è una valida soluzione; vi sono però casi in cui sarebbe positivo rivolgersi a strutture specializzate nel campo dell’accessibilità, in grado, ad esempio, di realizzare una verifica da parte di un “team” di persone con diverse disabilità, per essere certi che il progetto tenga conto delle loro esigenze diversificate.
Il disabile come utente e come cliente
“Certamente - risponde Brusauro - ogni disabilità rappresenta un caso a sé: la disabilità sensoriale è diversa da quella motoria, che è diversa ancora da quella cognitiva. Ad esempio, un tipo di servizio che offre ASPHI nel campo dell'accessibilità, cioè le prove pratiche di usabilità, ci è subito sembrato di grande valore proprio per la sua caratteristica di far verificare la reale usabilità di un sito internet “sul campo” da parte di persone preparate e formate, portatrici di diverse disabilità. È evidente che questo non è proponibile “tout court” in ogni caso: dipende dal tipo di progetto, dal budget che intende stanziare, ecc. Riteniamo però che per molti siti - soprattutto quelli della PA, di banche, assicurazioni, associazioni di categoria, ecc. - tale opportunità rappresenti un importante “plus”, con un considerevole valore aggiunto. Questo per due motivi: in primo luogo per una ragione di immagine, perché è sempre più apprezzabile ed apprezzato che la comunicazione svolta dalla propria struttura (e il sito è il primo strumento comunicativo!) sia veramente indirizzata a tutti, comprese le persone svantaggiate; in secondo luogo per un vantaggio commerciale ed economico, perché una persona disabile è pur sempre un cliente in più e, in genere, un cliente consapevole e fedele”. Aggiunge Brescacin: “Nel mondo dei disabili, il ‘passa-parola’ via e-mail gioca un ruolo molto rilevante: se uno comincia a parlare bene di un progetto o di un servizio, altri subito si aggiungono e, allo stesso modo, se ne parla male, molti si allontanano. Quindi è importante, per un’azienda, giocare bene la propria immagine”. “Vorrei sottolineare anche un altro aspetto - afferma Brusauro - che troppo spesso non viene evidenziato. Rendere un sito effettivamente accessibile ed usabile da persone con differente disabilità non comporta particolari costi supplementari, se viene progettato dall’inizio. Diverso il discorso se invece questo viene fatto in corso d’opera; in tal caso si tratta non solo di un costo superiore, ma anche di un risultato meno positivo, perché può esserci il rischio di trovare delle soluzioni di ripiego, con un risultato che può essere meno elegante e lineare di come sarebbe stato lavorandoci nella corretta ottica fin dal principio.
Vi è poi un altro vantaggio nel ricorrere, da parte di un’azienda, ad una struttura specializzata. Anche se la stessa azienda può, per proprio conto, chiedere ai dipendenti di formarsi autonomamente su ciò che concerne l’accessibilità (usufruendo del materiale presente in rete), il ruolo di chi è già esperto in accessibilità è quello di fornire aggiornamenti e collaborazioni con i dipendenti, anche nel caso in cui siano assunte persone disabili. La struttura, in questo caso, può aiutare disabile ed azienda a non incorrere in errori che possano sottovalutare, o sopravvalutare, la capacità della persona di svolgere la professione”.
Quali prospettive
Quali iniziative prevede Value Team in tema di servizi per la disabilità per il futuro? Rispetto alla politica attuale, intende muoversi nella stessa direzione o sono previste variazioni? “Se finora abbiamo fatto riferimento alle disposizioni di legge e alle linee guida 1.0 del W3C - risponde Brusauro - che risalgono al 1999, adesso ci vogliamo orientare verso obiettivi migliori: i nuovi criteri di accessibilità che saranno basati sulle linee guida 2.0 e le regole per fare applicativi web di nuova generazione accessibili (Accessible Rich Internet Applications), ci permetteranno di avere molta più flessibilità nel lavoro di sviluppo rispetto ad un tempo. Inoltre, vorremmo poter usufruire al meglio delle nuove tecnologie, per creare servizi sempre più performanti, anche per le persone disabili e, per questo, intensificando la collaborazione con ASPHI”.
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IL SISTEMA WELFARE ATM Il sistema di Welfare aziendale nasce in ATM nel 1998 e nel 2005 diventa una ripartizione interna alla Direzione Risorse Umane, in riporto diretto con il Direttore. Vengono poste a sistema azioni coordinate riguardanti tutti gli ambiti di vita delle persone quali la salute, la conciliazione dei tempi e le pari opportunità, l'accesso alla casa per il fenomeno dell'immigrazione lavorativa, lo staff involvement in attività di solidarietà sociale, il Social Case Management e così via, con l’obiettivo di migliorare condizioni lavorative e individuali delle personale di ATM. |