STUDI

 

 

La copertina del volume.LA “RISORSA” DISABILE

a cura della redazione

"La risorsa umana 'diversamente abile' nell'economia dell'azienda": questo è il titolo di uno studio - ampio e ricco di contributi provenienti prevalentemente dal mondo universitario - al quale anche ASPHI ha partecipato, con un capitolo su esperienze di integrazione in ambito lavorativo.

Che sia visto come dipendente, imprenditore o cliente, il disabile è considerato, in ogni caso, sempre come parte attiva nella società: questa è l’idea centrale del volume presentato a Salerno nel novembre scorso. Il libro, intitolato “La risorsa umana ‘diversamente abile’ nell'economia dell'azienda. Disability management e accountability” (Torino, Giappichelli, 2009), è curato da Gerardino Metallo, ordinario di Management e Sviluppo di Impresa e Finanza Aziendale nell'Università di Salerno; Paolo Ricci, ordinario di Economia Aziendale ed Economia delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche nell'Università del Sannio e Guido Migliaccio, ricercatore e docente di Economia Aziendale e di Programmazione e Controllo anch'egli presso l'Università del Sannio.

Si tratta di oltre cinquecento pagine comprendenti venti capitoli ai quali hanno contribuito i ricercatori di ben sette Università italiane e un totale di quarantaquattro autori, tra cui anche molte persone disabili.

Ma chiediamo qualche informazione in più su questo studio e sulle ragioni che ne stanno all’origine, ad uno dei curatori del volume, il Professor Guido Migliaccio.

D.: Come nasce l’idea del volume, da chi e con quali finalità?
R.: Nell’ormai lontano 2005 ho ricevuto un invito da un mio amico disabile a relazionare in un Convegno nazionale sul tema “bilancio sociale e diverse abilità”.
Per preparare l’intervento e la successiva relazione oggetto di pubblicazione, ho realizzato numerose ricerche bibliografiche che hanno evidenziato la quasi totale assenza di pubblicazioni italiane di economia aziendale relative alla disabilità. Molti gli studi sulle dinamiche sociali, educative e psicologiche della persona diversamente abile; molti ausili per medici, assistenti e famiglie. Pochissimo, invece, sulle dinamiche economiche, soprattutto nell’ottica manageriale. La constatazione di tale ingiustificata e inopportuna assenza ha fatto, dunque, nascere l’idea di una ricerca mirata, i cui esiti sarebbero potuti diventare un’apposita pubblicazione.

D.: Quali sono i principali aspetti di qualità, serietà e innovatività di questo studio?
R.: La garanzia di qualità e serietà della pubblicazione ottenuta è da ricercarsi prevalentemente nel prestigio dei numerosi autori delle tante pagine del libro, molti dei quali incardinati in strutture accademiche normalmente dedite alla ricerca o comunque membri di associazioni attente alle problematiche economiche della disabilità. I contributi degli Autori più giovani sono stati comunque vagliati dai Curatori del volume e dal Comitato scientifico della Collana di studi e ricerche dell’Università degli studi di Salerno, nell’ambito della quale il volume è stato pubblicato. È da considerare, inoltre, che l’impegno profuso su un tema attuale, ma di difficile spendibilità professionale, non può che essere motivato da profondi valori che hanno caratterizzato l’entusiasmo di molti autori. Da valutare, infine, anche il prezioso contributo di persone disabili che hanno riportato la loro diretta esperienza professionale o lavorativa.

D.: Chi sono stati i principali realizzatori e per quali tappe è avvenuta la realizzazione?
R.: L’idea iniziale si è progressivamente tramutata in un progetto di ricerca accolto, non senza legittime perplessità, dai professori Gerardino Metallo dell’Università di Salerno e Paolo Ricci dell’Università del Sannio. I timori erano dovuti prevalentemente al rischio di sviluppare la tematica in forma generica, presentando solo vaghi principi moralistici, magari lontani dalle ferree logiche economiche. Lo sforzo degli autori, in mancanza di una valida bibliografia, è stato perciò di concentrare l’attenzione sugli effetti della disabilità, in particolare nelle logiche economiche e manageriali.
Ai nuclei di studiosi dei due Atenei campani si sono poi aggiunti Autori delle Università: Luigi Bocconi di Milano, Torino, Alma Mater Studiorum di Bologna, Napoli – Facoltà di teologia, Firenze, del Piemonte orientale. Quindi la Fondazione ASPHI, oltre a numerosi professionisti coinvolti a vario titolo. Così i contributi ricevuti sono stati davvero numerosi, superiori a ogni più rosea aspettativa. La composizione organica degli scritti ha perciò richiesto tempi ed energie significative.
L’impostazione generale del volume evidenzia la necessaria interdisciplinarità dei contributi, pur nella prevalente impostazione economico-aziendale. Premesse le necessarie considerazioni etiche e valutato il quadro giuridico di riferimento, il volume evidenzia l’influsso sulle diverse aree gestionali di soggetti “diversamente abili” nella realtà delle aziende ove lavorano. Nel contempo, la disabilità viene anche considerata quale significativo target di mercato per aziende specializzate nel rispondere ai suoi bisogni. Si valutano anche alcune realtà aziendali costituite e gestite da persone svantaggiate, i cui deficit evidentemente non hanno ridotto le capacità creative e organizzative.
I venti capitoli e i tredici focus sono perciò classificati in sei parti.

  1. Nella prima, si definiscono i soggetti di riferimento e si delineano le principali tutele previste dall’ordinamento giuridico, focalizzando il ruolo delle rappresentanze sindacali a favore della disabilità.

  2. Nella seconda, si quantifica innanzitutto il fenomeno in ambito internazionale e nazionale per valutarne la rilevanza. Si espongono dunque i principi etici ispiratori di una politica economico-sociale che traduca la disabilità in ricchezza per tutti. In essa si evidenzia il valore strumentale dell’economia rispetto ai diritti fondamentali della persona. La disabilità, poi, viene considerata significativo elemento del capitale sociale di una collettività. In conclusione considerazioni sulle “diversità” negli approcci economico ed etico-economico che, suffragate da focalizzazioni sulla responsabilità sociale d’impresa e da positive esperienze di attenzione di aziende all’argomento, introducono logiche nuove di gestione che aprono ampie possibilità di inserimento ai “diversamente abili” quali stakeholder d’azienda.

  3. La terza parte illustra il tema centrale del volume: il disability management quale specie particolare del diversity management. Dopo un’analitica esposizione dei suoi principi ispiratori, si valutano gli effetti dell’introduzione dei disabili nelle compagini produttive sull’efficacia organizzativa e sulla produttività aziendale, anche considerando alcune significative esperienze di inserimento lavorativo.

  4. La quarta parte è dedicata alle persone “diversamente abili” risorsa di marketing management e quindi quali target di mercato per le aziende. In essa vi sono considerazioni sulla comunicazione istituzionale e commerciale per collocare prodotti e servizi in risposta ai loro particolari bisogni. Inoltre, le premesse teoriche e un’analisi articolata dei diversi settori interessati a questo particolare segmento di mercato: riabilitazione, arredamento, trasporti, sport, informatica, istruzione e cultura, con particolare attenzione al turismo.

  5. La quinta parte considera i “diversamente abili” quali imprenditori, soprattutto se associati in cooperative sociali. Si sviluppano quindi argomentazioni sulle problematiche di equilibrio economico-finanziario di queste particolari aziende, anche con riferimento a realtà concrete, talvolta sostenute da particolari agevolazioni pubbliche.

  6. Nella sesta e ultima parte si espongono le necessità di adeguamento dei sistemi informativi aziendali per raccogliere dati e fornire notizie al management sensibile ai temi della disabilità.

D.: Come si è potuto provvedere al finanziamento?
R.: La ricerca non ha previsto compensi per gli autori che hanno svolto il loro compito gratuitamente, magari in relazione ai loro tipici compiti di studiosi e ricercatori. Molti, però, sono stati gli interventi avulsi dalle funzioni tipiche di collaboratori accademici o di centri di studio: il desiderio di essere parte di un libro del genere ha affascinato tanti, indipendentemente da meri benefici economici…
Anche la complessa fotocomposizione del volume è stata fatta gratuitamente, seguendo, naturalmente, le indicazioni dell’editore Giappichelli di Torino. Solo i costi di stampa sono stati finanziati dall’Assessorato alle Politiche del Lavoro della Provincia di Salerno, dal Dipartimento di Analisi dei Sistemi Economici e Sociali (DASES) dell’Università degli Studi del Sannio (Bn) e dal Dipartimento di Studi e Ricerche Aziendali (DISTRA) dell’Università degli Studi di Salerno.

D.: Per quali vie e con quali finalità è prevista la diffusione del volume?
R.: La diffusione del volume seguirà i canali tradizionali tipici dei libri scientifici. Sarà dunque innanzitutto l’editore a procedere alla sua promozione tramite sito internet, catalogo, mailing list, azione di agenti/rappresentanti, eccetera.
Anche Curatori e Coautori provvederanno verosimilmente alla promozione dell’opera utilizzando le proprie mailing list. Il recapito di saggi omaggio a studiosi sensibili al tema e ai Vertici di Associazioni di categoria potrebbe favorire la diffusione delle idee.
Il volume è stato già presentato in un Convegno organizzato in Salerno nel mese di novembre scorso e l’auspicio di molti è di diffondere ulteriormente gli esiti ottenuti in altri momenti pubblici. Da precisare che nessun “diritto d’autore” è previsto a favore di chi ha contribuito al volume. Vi è solo il desiderio di tutti di favorire la diffusione delle conoscenze su un tema troppo a lungo trascurato dalla cultura economico aziendale.

 

Per informazioni è possibile contattare direttamente il prof. Guido Migliaccio al suo indirizzo e-mail guido.migliaccio@unisannio.it  oppure telefonando al 339 4121372.
Il volume è in distribuzione nelle principali librerie, ma può essere anche ordinato direttamente all’editore Giappichelli: www.giappichelli.it

 

L’INTEGRAZIONE: STORIE A LIETO FINE

La Fondazione ASPHI ha partecipato alla realizzazione del volume, redigendo il capitolo 13, intitolato “Alcune significative esperienze di integrazione”. In esso vengono illustrate alcune esperienze concrete, come ad esempio il caso di una persona tetraplegica con invalidità al 100% che ha trovato una valida collocazione in un lavoro di help-desk; o la situazione di un giovane, sordo dalla nascita, che si è trasferito in un’altra regione per trovare nuove opportunità, non solo di lavoro, ma anche di crescita personale. Secondo queste vicende e la relativa esperienza di ASPHI, gli elementi vincenti per ciò che può definirsi un’integrazione riuscita in ambito lavorativo sono diversi, a partire dall’attenzione alla persona nella sua individualità e dallo studio degli strumenti a lei più adatti, fino ad arrivare al coinvolgimento dell’ambiente circostante, ben oltre lo stretto ambito aziendale. Perché l’obiettivo vero non è solo quello di “integrarsi” in modo efficace in un contesto. È quello del poter cambiare (poco per volta, grazie a passi apparentemente piccoli ed insignificanti ma importanti, costruendo “storie” personali a lieto fine) il mondo esterno. Per renderlo sempre più adatto non al disabile, ma alla persona.

 

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