INSERTO

 

 

SPECIALE 30 ANNI - 2010


A cura di Gabriele Gamberi, Barbara Gulminelli e Giorgio Sommi.


 

IL PERCORSO DELLA TECNOLOGIA

ASPHI nasce nel 1980, una data che la rende coetanea di un illustre “personaggio”: il Personal Computer. Proprio nel 1980, infatti, l'IBM affidava a Microsoft lo sviluppo del sistema operativo per questa macchina, il PC-DOS appunto (da qui il nome “PC” utilizzato genericamente per questo tipo di strumento). La decisione di un’azienda rinomata come IBM di entrare in questo mercato diede l'avvallo per il decollo definitivo, dalle conseguenze inaspettate: l'immagine del computer, che era apparso da più di trent'anni e vantava già una storia di ascesa clamorosa, fu offuscata e scavalcata dal nuovo arrivo e nel bagaglio di conoscenze del grande pubblico il PC è diventato il “computer” per eccellenza e la storia del computer è la storia del PC.

 

Tecnologie per le persone

Barra BrailleChe lo sviluppo della storia dell'ASPHI sia stata contemporanea di quella del PC non è un caso né deve sorprendere: solo diventando “personali”, a dimensione d'uomo e adattabili a lui, le tecnologie informatiche hanno potuto assai più facilmente contribuire all'integrazione delle persone disabili nella società. I progressi in questo settore si fanno perché le tecnologie si adattano all'uomo più di quanto l'uomo si debba adattare alle tecnologie.

Infatti, secondo la filosofia di ASPHI, parlare del modo in cui si può intervenire per supplire a un deficit, superare una disabilità o ridurre un handicap è cosa che si dovrebbe fare partendo dal problema: quindi dall’handicap, dalla disabilità o dal deficit.

Questo ruolo di "ancella" proprio della tecnologia non solo garantisce la correttezza dell’impostazione teorica, ma insieme evita la spiacevole situazione per la quale, trovata una soluzione tecnologica di successo, si forzano i problemi in modo tale da poter utilizzare ad ogni costo la tecnologia stessa, fino a farla diventare una sorta di panacea, buona per tutti gli usi.

ASPHI ha dato inizio alla sua attività proprio perché una tecnologia di successo, quella del computer, che si annunciava come portatrice di innovazione su molti fronti, suggeriva un’importante occasione anche per le persone disabili. La direzione da intraprendere era quella, da un lato, di cogliere e sviluppare sempre di più le potenzialità di questo strumento per le necessità dei disabili; dall’altro di garantirne la fruibilità nonostante il deficit. L’attività è cominciata con i non vedenti, per i quali il senso mancante è stato sostituito dal tatto, dando diritto di cittadinanza nel mondo informatico all’alfabeto Braille. O, in altri casi, è stato sostituito dall’udito, sviluppando le metodologie e i dispositivi per la sintesi vocale.

 

Le origini e il legame col territorio

ASPHI affonda le proprie radici alla fine degli anni ’70, periodo durante il quale si rendeva sempre più evidente che l’informatica, presente nelle grandi aziende con i mainframe, i videoterminali, i lettori e i perforatori di schede, avrebbe prodotto significativi cambiamenti nella vita di tutti. E l’ASPHI, o meglio ciò che poi sarebbe diventata ASPHI nel 1980, ossia un insieme di persone con nuove idee, buone intenzioni e volontà (a titolo personale o in rappresentanza dell’azienda o istituzione in cui lavoravano) intraprese per la prima volta in Italia un percorso che negli anni successivi avrebbe permesso a circa un migliaio di giovani disabili di formarsi ed inserirsi con una professionalità informatica nel mondo del lavoro, in tutta Italia.

Nasce a Bologna, nella convergenza di intenti di importanti aziende, in primis l’IBM e altre Istituzioni, tra cui il Comune di Bologna e la Regione Emilia-Romagna. È significativo che nascesse proprio in una città particolare, coesa nella solidarietà umana, un territorio che ha visto il concetto di socialità trasformarsi in un sistema quale quello delle cooperative. Fin dall’inizio la storia di ASPHI si lega alle iniziative circostanti. In quegli anni, ad esempio, ha inizio il progetto “Melina” dell’AIAS di Bologna; a Modena c’è un logopedista che sta ricercando le prime soluzioni per bambini gravi; poi la USL 27 di Bologna avvia un progetto di realizzazione di software per bambini audiolesi (scritto in Basic); in America nasce dai laboratori del MIT il linguaggio di programmazione LOGO che per alcuni anni attirerà l’attenzione degli insegnanti; ancora, a Bologna, il Comune realizza un progetto per poter fornire uno dei primi PC portatili ad una bimba non vedente di scuola elementare.

Dal canto suo ASPHI, sulla scia dei corsi realizzati e sui relativi inserimenti lavorativi, sente in modo sempre più impellente la necessità di contribuire a realizzare ausili italiani: forte delle collaborazioni con i Centri Scientifici dell’IBM, promuove la prototipazione della prima barra braille progettata in Italia e la prima sintesi vocale che “parla italiano”, insieme ai CNR di Firenze e Padova. Anche i giovani non vedenti che escono dai corsi svolti da ASPHI presso l’Istituto dei Ciechi F. Cavazza, cominciano a formulare una domanda specifica di attrezzature dedicate all’accessibilità. Questa logica propria di ASPHI basata sulla collaborazione col territorio, consistente nell’avviare attività innovative e lasciarle poi in gestione e enti o altre strutture adatte, ben presto si espande oltre l’ambito bolognese e, pochi anni dopo, trova un importante partner nella Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano e poi Roma per disabili motori gravi, dove si ripeteranno i successi ottenuti a Bologna con i non vedenti, nella formazione e nell’avviamento al lavoro di centinaia di giovani disabili motori.

 

Dagli anni ’80 al passaggio di millennio

In parallelo le tecnologie si trasformano profondamente. Basti pensare che, quando fu presentato alla stampa, il PC aveva queste caratteristiche: processore a 4,77 MHz, memoria da 16 a 640 Kbyte, lettore di floppy da 5,25 pollici (capacità 160 Kbyte, con possibilità di un secondo lettore), monitor monocromatico a 12 pollici. La versione base costava tremila dollari, quella più evoluta e con monitor a colori arrivava a seimila. Oggi, come sappiamo, i processori e le memorie centrali offrono prestazioni e capacità centinaia di volte superiori, le memorie di massa hanno capacità che si misurano ormai in miliardi di byte. Gli schermi hanno normalmente dimensioni di 17 o 19 pollici, consentono risoluzioni molto alte e visualizzano miliardi di colori diversi. Tutto questo si può avere per molto meno di mille euro. A questi impressionanti progressi vanno poi aggiunti quelli apportati dalla multimedialità. Si gestiscono suoni, musica, immagini e filmati; ci si collega con il resto del mondo a velocità di milioni di bit al secondo; i collegamenti possono essere senza fili.

Alcuni modelli delle prime sintesi vocali: DIFON 2, prima sintesi vocale italiana nata da una collaborazione tra ASPHI e il CNR di Padova nella seconda metà degli anni Ottanta, e altri modelli INFOVOX (foto da HANDImatica 2004).

Ma come cambia la tecnologia per i disabili? Come abbiamo visto, quando ASPHI inizia la propria attività, lo fa nell’ambito delle persone non vedenti, collegando una barra Braille al computer o mettendo a punto i primi dispositivi di sintesi vocale. Soprattutto per quest'ultima applicazione i progressi sono stati rapidi e notevoli, fino a costruire screen reader sempre più evoluti, efficaci e in grado di trattare contemporaneamente più lingue con una intonazione sempre più naturale. L'applicazione complementare della sintesi, il riconoscimento del parlato, ha sperimentato lo stesso tipo di progressi, motivati dalle stesse cause. Beneficiari, fra le persone disabili, sono in questo caso coloro che presentano menomazioni nell'uso degli arti superiori e i non udenti. Per la costruzione di testi digitali, e quindi anche di libri digitali, è importante poter acquisire tramite scansione quanto già disponibile su carta. Anche in questo campo hanno fatto grandi progressi sia i dispositivi di scansione che le tecniche di riconoscimento ottico di caratteri. Come si sono evolute le tecniche di trattamento di voce e suoni, così sono stati fatti grandi passi nella gestione di immagini, animazioni e filmati, accrescendo anche la possibilità di intervento nel campo dei sussidi didattici e dell'aiuto all'apprendimento. Nella prima metà degli anni '90, al successo già travolgente del Personal Computer (nominato “personaggio dell'anno” nel 1983 dalla rivista Time) si è sovrapposto il boom della rete Internet. Parallelamente si è imposta come innegabile una conseguenza: il computer sta diventando un mezzo per tutti, se non altro perché ha un costo che un numero sempre più grande di persone si potrà permettere. Quindi, se si vuole raggiungere prima e meglio questo mercato che si spalanca, tutti devono essere messi in grado di usarlo, superando quello che è stato definito come “Digital divide”. Questo termine indica la separazione, causata dall’evoluzione continua e dall’impiego crescente della tecnologia della informazione e della comunicazione (ICT), fra coloro che hanno familiarità con questa tecnologia e coloro che non ce l’hanno. In questi ultimi anni si è andato formando un movimento di opinione inteso a promuovere la possibilità di accesso ai mezzi dell’era digitale a tutti i cittadini, compresi quelli in condizione di svantaggio sociale, gli anziani e le persone disabili.

 

Uno sguardo al futuro

Nel frattempo anche il concetto di disabilità è cambiato. Ora sappiamo che l’handicap può essere incontrato da tutti, perché chiunque nella sua vita può trovare ambienti “non favorevoli” che producono ostacoli, barriere, quindi handicap. Alcune situazioni di deficit diventano sempre più rare, ma di contro vi sono “attenzioni” un tempo riservate ai disabili che si rivelano importanti anche per altre categorie. È questo il caso del concetto di accessibilità, requisito indispensabile per ridurre il già citato Digital Divide, e di quello del “Design for All”. Per "Design for All" o "Progettazione Universale", si intende la volontà di affrontare le cose dal punto di vista globale, senza dover sempre rincorrere i problemi per trovare la soluzione, ma cercando di prevenirli, individuando fin dall'inizio tutti i possibili utenti delle tecnologie (compresi naturalmente i disabili) e quindi anche le loro necessità.

In conclusione, nuovi traguardi vengono continuamente raggiunti ed in futuro il loro numero e il ritmo con cui si raggiungeranno non faranno che aumentare. Oltre che sul progresso delle tecnologie, lo sviluppo si giocherà su altri aspetti quali la gestione della conoscenza e l'informatica diffusa. L'informatica si può definire diffusa non solo nel senso che le funzioni di un PC sono svolte dalla collaborazione di vari processori con specializzazioni diverse, ma anche che sempre più nelle nostre case cresce la presenza di congegni muniti di memoria e processori propri, di strumenti mobili e della possibilità di comunicare e interagire fra loro. Stiamo andando proprio verso questa tecnologia sempre più “a misura di utente”, come possiamo osservare anche nell’ambito di alcune tendenze di questi ultimi anni, alle quali abbiamo dedicato i riquadri contenuti in questo articolo.

Uso di ausili informatici

In molti casi lo sviluppo della tecnologia ha consentito l’uso del computer anche a persone con disabilità gravi.

 

I CAMBIAMENTI NEL CONTESTO LEGISLATIVO

Il percorso di ASPHI è andato di pari passo con le normative che man mano cambiavano e si adattavano ad una mutata visione culturale della persona disabile, normative che le attività di ASPHI hanno spesso contribuito ad ispirare, direttamente o indirettamente.

Risalgono ad esempio ai primi anni di attività di ASPHI la legge che garantisce l’accesso alla scuola per tutti; la prima legge per l’abbattimento delle barriere architettoniche; una prima approfondita valutazione da parte di tutti gli attori coinvolti (datori di lavoro, sindacati, associazioni di categoria) per un aggiornamento della normativa sull’impiego delle persone handicappate (arriverà in porto solo nel 1999 con la legge del collocamento mirato).

Le leggi riguardanti l’inserimento lavorativo e scolastico saranno approfondite nei prossimi “speciali” di ASPHInforma, dedicati ai cambiamenti avvenuti in questi 30 anni nei settori rispettivamente della scuola e nel lavoro. Ci preme invece sottolineare in questa sede l’importante legge sull’accessibilità, così strettamente legata al mondo dell’ICT, alla cui realizzazione ASPHI ha fornito diversi stimoli.

Questa normativa, emanata nel dicembre 2003, pone l’Italia all’avanguardia in Europa in materia di attenzione ai problemi dei disabili. Il titolo dato alla legge è "Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici". Si parla dunque di strumenti informatici. Il concetto che si vuole richiamare e sottolineare è che il problema della accessibilità è un problema riguardante non solo “Internet”. Sottolinea inoltre che la materia della accessibilità è in divenire. Nel dicembre 2008 è stata poi rilasciata ufficialmente la nuova versione delle WCAG (Web Content Accessibility Guidelines), cioè le linee guida per l’accessibilità sul Web. È importante però ricordare che le indicazioni date restano (inevitabilmente) qualitative e non quantitative e dunque non automatizzabili. Il che rende ancora più importante l’indicazione di convalidare la accessibilità di un sito ricorrendo a "percorsi" di navigazione sulle sue pagine fatti svolgere e commentare da utenti disabili. Indicazione che, suggerita dal WAI (Web Accessibility Initiative), e sempre stata caldamente raccomandata anche da ASPHI.

 

 

 

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