ASPHI da
ormai 30 anni è impegnata fattivamente nel campo delle tecnologie
informatiche in aiuto all'integrazione degli studenti con disabilità nella
vita scolastica. In questa attività, l’attenzione è dedicata alla persona,
ricercando da una parte le potenzialità, le motivazioni e gli eventuali
bisogni educativi speciali, dall'altra gli accorgimenti tecnologici hardware
e software che consentano un uso in autonomia del personal computer, per
poter partecipare alle attività scolastiche in aula e a casa.
Il software
educativo per favorire gli apprendimenti
Fin dai primi anni del cammino di ASPHI, si è ipotizzato che l'informatica
potesse essere uno strumento in più per facilitare l’apprendimento. Questa
intuizione ha acquistato credito con lo sviluppo e l’utilizzo dei primi sw
educativi negli anni 80. Inizialmente con lo scopo di colmare carenze
conoscitive di giovani non udenti (1985: progetto per verificare l’uso del
PC a sostegno dei bambini audiolesi, nelle scuole elementari). Con
logopedisti e insegnanti sensibili al problema, sono state condotte attività
di ricerca azione, per aiutare i bambini sordi nell’apprendimento della
letto-scrittura e per consolidare conoscenze elementari di ortografia,
attraverso "giochi" al PC, che potessero essere ripetuti, variati e svolti
in autonomia. Questa idea iniziale, su sollecitazione del mondo della scuola
è stata estesa ad altri bisogni educativi speciali.
Nel 1986 è stato sviluppato ed attivato, in collaborazione con una Scuola e
con il Comune di Bologna, il primo progetto ASPHI rivolto all'integrazione
di bambine non vedenti. In quella occasione, per realizzare una effettiva
integrazione si lavorò affinché le bambine potessero avere nelle loro classi
di appartenenza postazioni individuali composte da Personal Computer e Barre
Braille, in modo da condividere con i compagni e con le insegnanti le
attività in classe (lettura, scrittura e calcolo). È nato così il primo
embrione di “classe digitale”. I risultati furono molto incoraggianti e
aprirono la strada in Italia alla possibilità per tutti gli alunni/studenti
ciechi di accedere all’uso del computer nel percorso scolastico.
Un altro interessante filone di ricerca, portato avanti con la
collaborazione di Psicologi, educatori, insegnanti, pedagogisti, è stato
quello dello sviluppo di software educativi per aiutare i bambini che
manifestavano difficoltà nell’apprendimento della letto-scrittura.
Per le esigenze dei bambini dislessici è stata introdotta, nel tempo, la
possibilità di utilizzare la sintesi vocale (nata per aiutare le persone
cieche), che allora era una innovazione assoluta e consentiva di potersi far
leggere il testo direttamente dal computer.
L’attività di ricerca e sviluppo, sempre svolta in gruppi multi-disciplinari,
è stata seguita da iniziative per la sensibilizzazione e la formazione dei
docenti (curricolari e di sostegno), finalizzate all’uso consapevole degli
strumenti per favorire processi di integrazione nel gruppo classe. La
verifica dell’efficacia degli strumenti e delle metodologie è stata
realizzata tramite progetti di ricerca azione svolti in collaborazione con
le scuole e con i Provveditorati agli Studi (vedi schema inserito in
ASPHInforma n. 2-2000).
Il problema Dislessia e gli
interventi realizzati
Il tema dei bambini con problemi di dislessia (affetti da Disturbo Specifico
dell’Apprendimento) e il contributo che le soluzioni ICT possono offrire per
migliorare il loro percorso scolastico, hanno visto ASPHI costantemente
impegnata in collaborazione con esperti e genitori in una serie di
iniziative tra cui la realizzazione di un laboratorio sperimentale nella
sede di Bologna aperto ai ragazzi dislessici, lo sviluppo di software
prototipali (Contavoice, Qu-mat, …) e attività di informazione e
sensibilizzazione sul tema.
L’esperienza più recente è rappresentata dal
progetto APRICO, coordinato da ASPHI,
svolto in collaborazione con l’Università di Modena-Reggio e l’Associazione
Italiana Dislessia (AID) con un importante contributo della Fondazione
Vodafone Italia. Il progetto della durata di tre anni, oltre alla
realizzazione di laboratori informatici (dotati di strumenti hw e sw per
l’aiuto a studenti dislessici) presso alcune scuole della Lombardia, ha
prodotto strumenti e metodologie, a contenuto informatico, per
l’individuazione precoce dei bambini a rischio dislessia (prove collettive
di lettura e scrittura sotto dettatura guidate da computer) e per consentire
attività di potenziamento (con un apposito sw) delle abilità di
letto-scrittura.
Negli ultimi due anni sono stati coinvolti, nei territori di 14 regioni
italiane, un centinaio di scuole per un totale di circa 2.800 bambini. Gli
strumenti e le procedure realizzati, come previsto dal progetto, sono stati
affidati ad AID affinché ne possa fare ampia diffusione sul territorio
nazionale. La gestione dei risultati e la formazione dei partecipanti si è
svolta anche a distanza, utilizzando le risorse della rete Internet.
Informazioni su
www.aprico.it
Le possibilità della rete
Quest’ultimo aspetto ci consente di sottolineare un elemento importante che
ha determinato un grande cambiamento nel modo di agire, in questi ultimi
anni: quello di operare attraverso gli strumenti di Internet. Anche nella
scuola questa ha rappresentato una sorta di rivoluzione che ASPHI ha
volentieri accolto e stimolato: praticamente tutti i progetti, da una
quindicina d’anni a questa parte, si avvalgono della possibilità di formare
a distanza, condividere esperienze e documenti, incrementare la
comunicazione attraverso la rete.
Un esempio significativo è quello di "IntegrAzioni in Rete", realizzato in
Emilia Romagna. Fulcro del progetto è il portale
www.integrazioni.it
nel quale vengono resi disponibili materiali e strumenti frutto di un
felice connubio tra le pratiche d'integrazione scolastica e i modelli
d'integrazione lavorativa. Tra di essi, particolare risalto hanno avuto i
corsi on line, progettati e realizzati da diversi istituti scolastici del
territorio, che hanno toccato argomenti molto diversi fra loro, dal supporto
agli studenti in alcune materie scolastiche, al modo di affrontare le
necessità della vita quotidiana. Ma anche esperienze di portata più ridotta,
come ad esempio Handitutor, un servizio realizzato dall'Ufficio Scolastico
Regionale per la Lombardia in collaborazione con ASPHI attivo nel 2002/2003,
sono ispirate alla stessa logica. In quel caso si trattava di sostenere
l’azione didattica degli insegnanti di sostegno inseriti, come incaricati,
all’inizio dell’anno scolastico, senza alcuna specifica formazione nel campo
della disabilità.
In aggiunta a ciò, negli anni ASPHI ha portato il suo contributo ad altri
portali di notevole importanza per la scuola, ad esempio partecipando, nel
2001, al gruppo di lavoro per la realizzazione del portale HANDITECNO,
promosso da INDIRE, una struttura tecnica del Ministero della Pubblica
Istruzione. Il portale ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza, le
esperienze e le metodologie degli ausili nella scuola anche attraverso
ambienti interattivi di discussione tra insegnanti.
Lo scambio di esperienze attraverso strumenti di condivisione on-line ha
portato anche, negli anni, ad una collaborazione con diverse università sul
territorio nazionale, che è sfociato, dal 2006, in un laboratorio per
studenti universitari disabili e tutor, promosso dal Servizio Disabili
dell'Università di Bologna.
Alcuni esempi di
progetti per l’integrazione scolastica
Il capire, nel corso degli anni, che gli strumenti informatici in ambito
scolastico possono essere d’aiuto per situazioni molto differenti – dalla
scuola materna all’università – ha portato a sviluppare una varietà di
progetti di integrazione che hanno tenuto conto e coinvolto: studenti,
insegnanti, famiglie e contesto circostante.
Nel 1995 Direzione Generale dell'Istruzione Professionale del Ministero
della Pubblica Istruzione ha affidato ad ASPHI il coordinamento tecnico del
Progetto Cigno. Il progetto, della durata di 5 anni, ha coinvolto numerosi
Istituti Professionali del sud Italia, sotto la direzione scientifica
dell’Università di Bologna e ha consentito di sviluppare pacchetti
multimediali (software, videocassette, guide cartacee, etc.) finalizzati
alla formazione dei docenti degli Istituti Professionali, per facilitare
l’integrazione scolastica e migliorare il percorso verso il lavoro degli
studenti con disabilità.
Nel 2003 ASPHI è stata coinvolta dalla Fondazione IBM Italia, nel progetto
KIDSMART, che ha portato in diverse
città del territorio nazionale, un “computer a misura di bambino” nelle
scuole dell'infanzia, come strumento per apprendere, comunicare, giocare
favorendo l’integrazione dei piccoli con disabilità.
E che dire del complesso e delicato ambito dell'autismo? Anche qui ASPHI si
è impegnata negli anni per ipotizzare un possibile aiuto da parte delle
tecnologie informatiche per migliorare l’autonomia personale dei bambini con
autismo.
Un progetto interessante “Autismo e computer” è stato portato avanti in
collaborazione con l’ ”Ambulatorio Autismo” dell’Ospedale Maggiore di
Bologna ed ha visto il coinvolgimento di bambini/ragazzi, delle loro
famiglie e dei loro insegnanti. Ha avuto lo scopo di verificare la reale
opportunità di utilizzo del pc e delle nuove tecnologie nel percorso di
apprendimento dei soggetti con Disturbo Pervasivo dello Sviluppo ed inoltre
di testare se i software esistenti sono appropriati alle loro
caratteristiche. Le esperienze, iniziate con la consulenza sui possibili
strumenti informatici utilizzabili per i singoli soggetti, sono state
monitorate durante il percorso per adeguare l'intervento ai traguardi via
via raggiunti, e documentate attraverso tutti i materiali (cartacei e
multimediali) raccolti.
I risultati di questo progetto sono state presentate in occasione del
convegno “Autismo, tecnologie informatiche e scuola” tenuto nell’ambito
della manifestazione nazionale Handimatica nel novembre 2004.
Aula digitale inclusiva: la didattica per tutti
Si è molto parlato di “integrazione” e questa potrebbe essere una delle
parole chiave degli ultimi anni, nell’ambito della scuola (e non solo).
Integrazione non solamente di diversi ruoli, professionalità e competenze,
ma anche dei differenti strumenti disponibili, con l’obiettivo di realizzare
un ambiente scolastico non “adatto ai disabili”, ma migliore per tutti.
Dal 2000 in avanti, la comparsa sul mercato internazionale delle prime LIM
(Lavagna Interattiva Multimediale), accompagnate da software specifici per
le attività didattiche, ha consentito ad ASPHI di sviluppare ulteriormente
l'ambiente che chiamiamo "aula digitale inclusiva", ponendo a fianco della
cattedra uno strumento interattivo, completamente nuovo, dedicato
all'apprendimento condiviso. Un ambiente così strutturato consente di fare
incontrare la multimedialità (comunicazione parallela su diversi codici
basati su immagini, testi, suoni, filmati,..) e la multisensorialità (vista,
udito, motricità, capacità cognitiva, emotività,..) delle persone. La
lezione svolta utilizzando consapevolmente più codici comunicativi, può
consentire a chi abbia una minorazione di utilizzare al meglio il canale più
congeniale per comprendere e per comunicare agli altri il proprio pensiero.
Sin dal 2002 ASPHI ha messo a punto un modello di “aula digitale inclusiva”,
cioè un'aula didattica con dispositivi digitali connessi tra loro (LIM,
computer, videoproiettore, minicomputer, collegamento ad internet, …) e
utilizzabili in modo da favorire la partecipazione di tutti gli alunni.
Per gli alunni con bisogni educativi
speciali, sono presenti postazioni, con pc e ausili hardware e software,
caratterizzate per le esigenze specifiche di ogni alunno. La postazione del
docente è attrezzata con computer portatile collegato alla LIM,
videoproiettore e accesso ad internet. All'interno di un'aula così
strutturata, è possibile svolgere lezioni per la partecipazione di tutti.
Su questo tema ASPHI ha anche messo a punto (nel 2006) un modello formativo
rivolto ad insegnanti, con l'obiettivo di accompagnarli passo a passo (con
la modalità "imparare facendo") nella costruzione di una didattica
multimodale inclusiva, che si innesti sulle competenze pregresse. È
fondamentale, infatti, il ruolo dell’insegnante che nella veste di regista
del processo di insegnamento/apprendimento, deve integrare strumenti e
metodologie, per poter essere il facilitatore del processo di inclusione,
trasformando così una generica aula digitale in un’aula digitale inclusiva.
Negli anni successivi, sono state realizzate diverse iniziative formative ed
esperienze nelle scuole come ad esempio presso l’Istituto Comprensivo di San
Pietro in Casale e di Porretta, entrambe in provincia di Bologna.
Molte sono le possibilità didattiche che possono essere aperte da un uso
consapevole di queste nuove tecnologie perché, partendo dalle esigenze
specifiche degli studenti con “bisogni speciali”, è possibile operare anche
a vantaggio dell’intera classe.