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Lettera di Carlo Orlandini, Presidente di ASPHI

 

Carlo Orlandini - Presidente Fondazione ASPHI onlus

Dalla pubblicazione: "I TRENT'ANNI DI ASPHI" (Aprile 2010)

 

Benevolo Lettore,
nelle pagine che seguono viene ricordato il percorso di ASPHI come istituzione, cui Giovanni Zanichelli ed io abbiamo dato inizio trent’anni fa.

Questo avveniva dopo il grande successo dell’idea, degli esperimenti e dei corsi per non vedenti, inventati da Giovanni anni prima, grazie all’IBM a Bologna. Una storia dunque ancora più lunga.

Tutto è cominciato con la definizione di un sistema che consentiva a un non vedente di usare il videoterminale di un calcolatore, grazie ad uno strumento intermediario tattile. Occorreva un difficile corso che durava molti mesi presso l’Istituto dei Ciechi Cavazza a Bologna, ma alla fine un non vedente poteva usare un videoterminale. Sembra quasi un ossimoro.

Ci è poi capitato di occuparci di un ragazzo tetraplegico che Giovanni aveva inserito con successo nel corso programmatori non vedenti.
Fu per molti versi un’idea straordinaria che ci fece comprendere le straordinarie possibilità offerte dalla tecnologia informatica a favore dei disabili, e che aprì un nuovo capitolo di ricerca e applicazioni.

Iniziò così la lunga e felice collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi a Milano, con lo sviluppo di corsi per i disabili motori e altre iniziative.
Seguì poi il lavoro di molti anni con l’INAIL per il reinserimento degli invalidi nel mondo del lavoro.
E così via via ci siamo cimentati nei più diversi campi, a favore di grandi o piccoli gruppi e molto spesso anche di casi individuali, come è accennato nelle pagine che seguono ove si ricordano le tappe principali della nostra opera. In particolare mi piace ricordare il grande lavoro compiuto con e per i bambini con difficoltà di apprendimento o con altri problemi, perché è particolarmente bello aiutare chi ha un’intera vita davanti.

L’evoluzione della tecnologia in questi ultimi decenni è avvenuta a grande velocità. Oggi per esempio insegnare ai non vedenti è molto più facile. C’è la barra Braille, al cui sviluppo abbiamo contribuito, che trasforma appunto in caratteri Braille ciò che si legge sul computer. E poi il computer oggi "parla".
Ma se l’arsenale dei mezzi tecnologici si è allargato; se c’è una maggiore consapevolezza dei diritti dei disabili (pensate ad esempio a come sia divenuta nozione comune l’esigenza di servizi idonei e di parcheggi loro riservati), se le nostre applicazioni non destano più la stupefatta meraviglia dei primi anni perché il computer è arrivato ovunque, se tutto questo è avvenuto e se con molti altri a questo fine abbiamo lavorato, e se anche grandi risultati si sono raggiunti, il problema che un grande numero di nostri compagni di vita sia ancora gravato da forme diverse di disabilità, rimane di fronte a noi, sia pure alleviato in diversi casi.

Noi oggi osserviamo che la domanda di aiuto che ci raggiunge è ancora invariata e notiamo anche come nella società contemporanea si manifestino nuove forme di esclusione.

Basti pensare all’isolamento di molti anziani o ai problemi dell’integrazione scolastica dei figli degli immigrati o ad altre forme di nuovi bisogni.
Anche queste stiamo studiando e anche per questo cerchiamo una qualche strada.

A ben vedere, lungo tutti questi anni, abbiamo sempre seguito, anche involontariamente, un unico filo conduttore: cercare di rompere un isolamento grazie alle nuove tecnologie, cercare di abbassare e spostare in avanti le barriere che costringono i disabili, ridurre l’esclusione, favorire la comunicazione e l’inserimento lungo le correnti principali.

Girato il capo dei trent’anni, ritrovo immutato l’impegno originale, allargato il campo di azione, confermata l’intuizione sulla validità dell’informatica come aiuto ai disabili, manifesta la nostra volontà di proseguire in questo servizio. E un gran numero di opere compiute.

Ringrazio tutti coloro che ci hanno sostenuto e incoraggiato in questi anni e che hanno lavorato e lavorano con noi.
E un grazie particolare a Te, benevolo Lettore, per l’attenzione e la simpatia che ci dimostri.

 

     Carlo Orlandini                             
Presidente della Fondazione ASPHI onlus         

Bologna, 20 aprile 2010

 

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