VAI A COPERTINA

Si può fare ..... se …..

[prefazione]  [storia]  [progetto]  [documentazione]  [enti]  [contributi]  [allegati]  [ringraziamenti]

 

Prefazione
di Carlo Hanau


Quelle descritte sono esperienze di frontiera, dove la macchina del cervello elettronico si misura in un’impresa molto difficile: sostenere il cervello umano danneggiato.

La spaventosa velocità della macchina non si contrappone al ritardo della mente del disabile, ma utilizza tutte le sue grandi potenzialità per migliorare la condizione della persona con problemi.

La capacità di calcolo complesso della macchina stimola piccoli progressi di chi riesce a contare fino a dieci, di chi è in grado di controllare un solo elemento della tastiera.

La durata illimitata dell’attenzione della macchina viene messa al servizio di chi non riesce a concentrarsi per più di un minuto. La macchina attrae magneticamente l’attenzione di molti disabili, anche per ore.

La pazienza infinita della macchina segue il ritmo di apprendimento di chi procede per piccolissimi passi, correggendo gli errori e stimolando l’apprendimento della procedura corretta.

La macchina adatta la difficoltà della palestra dell’apprendimento aumentando gradualmente le difficoltà, senza scoraggiare chi non riesce al primo tentativo. Il disabile si sente valorizzato nel rapporto con la macchina, che coglie come un elemento importante per tutti coloro che lavorano e studiano nella società moderna.

 La macchina e i programmi aiutano gli educatori che lavorano con il disabile a compiere un salto di qualità nel loro operato. Consentono il controllo sull’attività svolta, che viene registrata nell’infallibile memoria della macchina. Ogni miglioramento, anche minimo, viene evidenziato con precisione nel ruolino di marcia e confrontato con il passo precedente.

L’educatore deve stabilire e dichiarare l’obiettivo del cammino che intende compiere insieme al disabile e può facilmente seguire l’evoluzione degli indicatori che egli stesso sceglie.

Molti educatori, che fino ad ora hanno vissuto nelle nebbie delle interpretazioni soggettive, imparano a confrontarsi con i fatti, si abituano alla necessità di programmare gli interventi, inserendoli in piani educativi individuali. Nelle esperienze descritte l’educatore ha compilato una scheda di osservazione dopo ogni incontro e sulla base di queste è stata compilata la valutazione finale.

La macchina può costituire una continuità fra i diversi momenti e ambienti di vita, perché il disabile può esercitarsi su di essa a casa, a scuola ed anche, nella migliore delle ipotesi, sul posto di lavoro.

  Non dobbiamo porgere un ringraziamento alla macchina, perché non saprebbe apprezzarlo.

Dobbiamo tuttavia ringraziare tutti coloro che educano la macchina a compiere azioni così importanti per compensare, almeno un poco, i danni che le malattie, i traumi e le malformazioni hanno inferto a queste persone speciali, i disabili mentali.

Dobbiamo ringraziare coloro che pensano e sperimentano i percorsi e i programmi migliori per ciascun disabile, rispettando i suoi bisogni speciali: soltanto la loro esperienza e la conoscenza di tutta la vasta gamma di programmi disponibili può consigliare un programma piuttosto che un altro, una progressione adeguata delle difficoltà, una personalizzazione degli esercizi. Per le persone disabili mentali, che già hanno accumulato tanti fallimenti nella loro vita, è molto importante evitare lo scacco di un’ulteriore esperienza negativa.

 Questo libretto descrive le esperienze di molti disabili mentali gravi adulti, senza alcuna esagerazione sui risultati ottenuti. Talora si ammette anche la sconfitta dell’intervento perchè le esperienze negative sono comunque utili per evitare di commettere errori, ma soprattutto per poter rileggere il percorso fatto alla luce delle sfumature emerse che potranno consentire di migliorare l'attività futura.  

Infine una notazione imprevista: il rapporto con la macchina non viene vissuto come una spersonalizzazione del rapporto con gli altri e come una perdita dell’educatore. Il rapporto con la macchina resta il rapporto con una macchina, che soltanto in un caso viene, forse soltanto scherzosamente, personalizzata. A volte il disabile stesso afferma che preferisce ricevere correzioni da una macchina piuttosto che da un uomo; altre volte si dimostra coi fatti che le correzioni operate dall’educatore inducono comportamenti problematici anche violenti, che non si presentano quando la correzione è opera della macchina. Questi comportamenti ci indicano forse il rapporto migliore che si può stabilire fra la macchina e l’uomo, indipendentemente dalla presenza della disabilità.



    prof. Carlo Hanau

    Corso di scienze dell’amministrazione dei servizi sociali e sanitari

    Università di Modena e Reggio (sede di Reggio Emilia)

 

[ inizio pagina ]